Confiant baudelairiano

Il bicentenario della nascita di Baudelaire è una ricorrenza da festeggiare, anche perché il grande poeta continua a ispirare pagine e pagine di letteratura. Abbiamo visto qui che il musée d'Orsay ha festeggiato i 200 anni di Baudelaire con una serie di iniziative, tra cui la presenza di Patrick Chamoiseau come scrittore in residenza. Mi sono sbizzarrita qui e qui ad analizzare "À une passante" e alcune delle più celebri intertestualità che ha originato. 

Oggi vorrei parlare di un romanzo di Raphaël Confiant che non è ancora stato tradotto in italiano, anche perché è uscito da poche settimane in lingua originale. Si tratta di La muse ténébreuse de Charles Baudelaire, un romanzo ispirato dal personaggio di Jeanne Duval, musa e amante di Baudelaire. Confiant sta esplorando da anni il filone delle biografie romanzate, prediligendo i personaggi originari della sua Martinica o i periodi che personaggi celebri hanno passato in Martinica. Un notevole esempio di questa esplorazione è Le barbare enchanté, pubblicato nel 2003 e dedicato principalmente al periodo che Gauguin passò in Martinica prima di innamorarsi di Tahiti. Ancora, in Adèle et la pacotilleuse, del 2005, Confiant racconta la storia di una venditrice di cianfrusaglie che lavorava spostandosi da un'isola all'altra delle Antille e che finì per riaccompagnare in Francia Adèle Hugo, una delle figlie del celebre scrittore Victor Hugo, di cui poi la pacotilleuse divenne l'amante. Più recentemente, nel 2015, è uscito Madame St-Clair, reine de Harlem, dedicato a una donna di umilissime origini che inventò un sistema per arricchirsi velocemente ai margini della legalità diventando così una figura di spicco del quartiere di Harlem a New York, nonostante fosse martinicana. Si tratta di personaggi realmente esistiti e di eventi realmente accaduti, ma documentati poco e male, il che ha permesso a Confiant di raccontare storie affascinanti con la tecnica perfetta, affinata scrivendo le decine di romanzi e saggi che ha al suo attivo. Purtroppo nessuna di queste opere è ancora stata tradotta in italiano.

La muse ténébreuse ruota attorno all'ambiguità che Jeanne Duval volle lasciare attorno alle sue origini. Era gitana, moresca, malgascia? Confiant immagina che fosse haitiana, e che non avesse mai confidato nemmeno al suo amante di lunga data la sua provenienza, di volta in volta giocandosi e irritandosi della confusione che, grazie anche all'uso di stupefacenti, cresceva nella mente di Baudelaire. Si trattava della donna che lui stesso aveva strappato alle angherie di tre ubriaconi durante una delle sue passeggiate parigine? O forse di quella Dorothée di cui si era innamorato sull'Île de France, o sull'Isola di Bourbon, durante il viaggio in nave cui l'aveva obbligato il suo patrigno?

Come molti dei romanzi di Confiant, anche questo utilizza una lingua estremamente ricca e fa un uso sapiente dei rimandi intertestuali. In particolare, è incluso nel romanzo un pastiche proprio di "À une passante", di cui alcuni versi vengono riutilizzati o richiamati in qualche pagina in prosa dedicata al primo incontro tra Charles Baudelaire e Jeanne Duval, durante in quale in nuce si possono riconoscere gli elementi di passione tragica e assoluta che li accompagnerà fino alla morte.

Si tratta di un romanzo imperdibile per gli appassionati di Baudelaire, ma anche per tutti coloro che cercano di recuperare aspetti storici che raramente emergono dai libri di storia, ancora purtroppo parchi di particolari in merito a fatti accertati come la presenza di persone di colore in Europa e il loro ruolo sociale e culturale che, pur nascosto e rimosso da una cultura dominante per cui la grandezza di un paese era data anche dalla vastità delle sue colonie, era spesso significativo.

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